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Pubblicazioni e ristampa libri a cura della Pro Loco

Madonna della Lettera
"L'affresco di Sant'Arpino"

Venerdi 10 luglio 2009
Palazzo Ducale "Sanchez de Luna d'Aragona"
lato via Piave

Riuscire a recuperare un’opera d’arte dall’incuria del tempo è sempre una meritevole che ricuce uno strappo fra la collettività ed il singolo che ha pensato, voluto o creato quell’opera, rimette un tassello al posto giusto nell’inmosaico della storia, rende onore al popolo che ha voluto il recupero e soprattutto ricostruisce un tessuto civile che è alla base del vivere in comunità. Infatti abbandonare alla deturpazione ed all’incuria un segno della storia è come vivere senza l’orologio del tempo, ossia non comprendere quale è stato il prima e quale è stato il dopo, una collettività di umani che non si impein questo profondo esercizio vive come un naufrago nell’oblio del tempo, senza una bussola che dia una direzione, senza un orologio che consenta di distinguere il prima dal dopo, si vive persi nel tessuto spazio-tempo. La Pro loco di Sant’Arpino da tanti anni si dedica in questo impegno di recupero e valorizzazione della storia del nostro millenario paese, ed oggi con profonda soddisfazione raggiunge un altro obiettivo grazie alla sensibilità dell’amminicomunale che è venuta incontro ad una richiesta che non era solo nostra ma di tantissimi cittadini che da anni facevano presente la necessità di un recupero di un’edicola votiva, quale quella della Madonna della lettera, che necessitava di un urgente lavoro di restauro per non essere definitivamente cancellata dal tempo e dall’incuria. Per questo motivo siamo fortemente grati al Sindaco e all’amministrazione comunale che attraverso una sinergia d’infra assessorato ai lavori pubblici ed assessorato alla cultura ha profuso un sostanzioso impegno economico per il ritorno all’antica bellezza di uno stupendo dipinto sacro che rappresenta un pezzo di storia di Sant’Arpino e che grande venerazione ispira ancora in molti anziani del paese che ricordano le celebrazioni religiose che coinvolgevano l’intera collettività ogni tre giugno, data in cui ricorrono i festeggiamenti per la Madonna della lettera. solco di un pluriennale e collaudato impegno fra volontariato ed istituziocomunali, con questo stupendo lavoro di restauro, ancora una volta il nostro paese è riuscito a dimostrare la sua grande passione civile ed il suo profondo sentimento di amore verso le radici storiche e culturali che innervano il tessuto sociale e civile della nostra collettività. Possiamo ben affermare che in questa comunione d’intenti fra associazionismo ed istituzioni pubbliche si trova l’anivera di un popolo che vuole sentirsi vivo e migliorarsi attraverso tutte le forme partecipative per non essere soggetto passivo ma attore e protagonista della sua storia. Infine ci sia consentito ringraziare il professore Francesco Capasso, anch’egli figlio di questa terra, che attraverso una mirabile opera di restauro pittorico, ha riportato all’antico splendore artistico e cromatico l’opera che tutti ora possiamo ammirare.

Pro Loco

La Madonna della Lettera di Sant’Arpino
di Rosario Pinto *

All’interno del nucleo storico più antico del centro di Sant’Arpino non sono pochi gli angoli ed i cantoni, ma anche gli interni di corti vetuste, che ospitano, talvolta in condizioni di degrado, interessanti edicole votive, edificate nel corso del tempo da una pietà popolare che, con intelligenza ed amore, sapeva di poter affidare alla voce dell’arte una preghiera ed una devozione di fede.
Noi stessi, in altra sede ed occasione di intervento analitico, ci siamo soffermati, ad esempio, su qualcuna di tali edicole, sottolineandola matrice esemplaristica che, in qualche caso, ci ha addirittuconsentito ipotesi di perimetrazione attributiva, osservandone la filiazione diretta da illustri precedenti iconografici, come nel caso dell’edicola della Madonna del Rosario, di Palazzo Montesano, riall’ambito di Giuseppe Castellano e, più ampiamente, al clima post-giordanesco.
La cultura delle edicole santarpinesi, insomma, può essere giudicata un fattore identitario della comunità e, in tale prospettiva, non dovrà allora stupire se il tenente Macrì, “garibaldino” e tutto compreso del clima culturale delle logiche “laiciste” postunitarie, abbia avvertito il bisogno di segnare con un intervento di tal fatta uno dei cantoni dell’importante palazzo Sanchez De Luna d’Aragona di cui era enin possesso in Sant’Arpino.
In tale contesto egli, con evidente bisogno di attestare la propria prosiciliana e di distinguere il tratto originale della propria personalità, avrebbe inteso dar spazio alla tradizione più viva della sua terra d’origine, stabilendo che fosse effigiata l’immagine della Madonna della Lettera.
Oggi, tale immagine sacra sconta i danni del tempo e, soprattutto, dell’incuria degli uomini, ma non è inopportuno ragionarne sopratdopo che il suo restauro, eseguito da Francesco Capasso, condi poterne proiettare più a lungo nel tempo la conservazione del dato storico che essa contiene.
Una domanda s’impone: quali possono essere le ragioni iconografiche hanno ispirato la composizione di tale dipinto? Sfugge esso, infatti, all’impostazione generale che il tema specifico riveste nelle realizzazioni pittoriche d’antica data esistenti in Sicilia, ove, a Mesil culto della Madonna della Lettera s’è impiantato.
E’ abbastanza difficile immaginare che il tenente Macrì, uomo di
piglio deciso e volitivo, non abbia additato con estremo rigore all’arincaricato di eseguire l’affresco – rectius, la tempera su muro con l’immagine della Madonna della Lettera –le puntuali specificità iconografiche che caratterizzano questo tema in tutte le sue redaziostoricamente consolidate.
Ed allora, perché produrre una soluzione iconografica a Sant’Artanto dissimile dal modello generalizzato praticato in Sicilia, semplificandone l’ordito fino a ridurre l’immagine alla sola raffigudella Vergine con il Bambino?
Sorgerebbe il dubbio – una volta osservato l’andamento compositivo complessivo, che ci rimanda ad una cultura figurativa di impronta tardo-manieristica, stancamente ripetuta in provincia per secoli, fino ad incontrare le ragioni eclettiche della reviviscenza neorinascimenottocentesca – che l’intervento del Macrì possa essere consistito “solo” nella trasformazione d’una immagine precedente, aggiunla Lettera che la Madonna regge, modificando, così, quasi con atto d’imperio, il titolo stesso di un’edicola votiva preesistente.
Ipotesi, evidentemente, queste che, se trovano una qualche giustifinell’assetto compositivo dell’immagine nel suo insieme, che ci rivela una posizione preminente ed eccessiva della Lettera rispetto all’insieme del gruppo della Vergine col Bambino, non hanno, tuttariscontro oggettivo nella datità del testo pittorico oggettivamente esistente che, come emerge dall’intervento di restauro, non dà testidi preesistenze figurative o di stratificazioni accertabili.
Non rimane, allora, da dire che quanto l’immagine propone non è altro che ciò che, ictu oculi, occorre di essa apprezzare: una redazioaffabulata d’un modello irrigidito nelle forme e consolidato nei secoli che restituisce le forme d’un frontalismo ieratico in cui l’artista che ha realizzato l’opera non è andato oltre una compitazione corsicosì come, forse, i suoi mezzi espressivi potevano consentirgli.
E s’impone, però, a tal punto, ancora un altro interrogativo: perché il Macrì avrebbe lasciato che la realizzazione di questa edicola non fosse all’altezza di tutte le altre cose che egli aveva saputo progettare e realizzare, mostrando – come, ad esempio, nella cappella del Cimima anche nella realizzazione dei “busti di famiglia” affidati al De Candia – quanto fosse attento al più minuto dettaglio?
La edicola della Madonna della Lettera è, forse, l’espressione indidella “cattiva coscienza” di Macrì, qualcosa che andava, sì, fatta, ma relegata, senza troppa partecipazione, in un angolo meno evidente del suo palazzo?
A fronte di tali interrogativi un’ipotesi, però, s’affaccia: che, cioè, il
committente dell’edicola possa non essere affatto il tenente Macrì, ma la popolazione stessa di Sant’Arpino, che la volle realizzare, graal suo “signore” per i benefici ottenuti dalla sua munificenza.
In tal caso tutto troverebbe una sua giustificazione: non solo le ‘inà’ compositive, non solo le semplificazioni iconografiche, ma anche le incertezze di ductus d’un pittore evidentemente di mediocre rilievo, officiato direttamente dal popolo. Dietro tutto ciò, in filigrasi profila la figura di Macrì che avrebbe concesso di poter fare, ma in posizione decentrata e laterale e senza che si potesse leggere in alcun modo un suo diretto intervento. Per ottenere ciò occorreva che il risultato finale fosse di basso profilo. Ed è stato così.
Oggi, però, alla distanza del tempo, riprendere questa edicola e riil profilo storico è atto di straordinario valore sociale e morale e consente alla comunità di Sant’Arpino di trovare in questa edicola della Madonna della Lettera una fondante ragione docudella propria identità.

*Direttore della Pinacoteca “Massimo Stanzione” di Sant’Arpino

La festa della Madonna della Lettera
di Giuseppe Dell’Aversana*

Da tempo eravamo affascinati ed incuriositi da un’edicola votiva molto particolare poiché posta ad un’altezza insolita ed in un luogo remoto quale la facciata laterale del Palazzo Ducale prospiciente via Piave. In genere le edicole votive realizzate dalla devozione popolasono dislocate in bella mostra sulle facciate principali dei palazzi oppure all’interno dei cortili e comunque poste ad un’altezza che ne consenta facilmente la visione e la venerazione a tutti i fedeli.
Invece questa immagine sacra relegata in un angolo remoto del PaDucale ed in una posizione poco visibile al viandante in quanposta molto in alto, risulta quasi nascosta ai molti, inoltre tale edicola emana un fascino misterioso ancora più accentuato dall’imstessa dipinta all’ interno in quanto ritrae una Madonna diffusa e venerata in molte località siciliane però totalmente sconoin Campania e nel napoletano. Nel nostro dialetto popolare è da tutti conosciuta come “ a’Maronn a letter aret o’ munazzero” e tutti ricordano la festa che fino alla metà degli anni settanta si svolin suo onore il tre giugno.
In realtà l’edicola ritrae la “ Madonna della Lettera “ che è uno degli appellativi utilizzati dalla religione cattolica nella venerazione di Maria madre di Gesù ed è venerata come patrona di Messina. Il dipinto di via Piave raffigura la Vergine Maria che, seduta in trono, nella mano sinistra tiene una lettera con una scritta in latino con la mano destra invece regge Gesù Bambino il quale a sua volta sostiene il mondo.
Ricostruire la genesi di questa edicola e le motivazioni della festa svolta a Sant’Arpino in onore della Madonna della lettera non è stafacile poiché nessuno dei testi storici locali ne parla né alcun dodel Palazzo Ducale la menziona nonostante sia posta souna delle lapidi che ricorda il luogo ove sorgeva originariamente la chiesa di S.Elpidio. Pertanto solo con il metodo delle interviste orali siamo riusciti a metter insieme dati e notizie che ci consentono di avere un quadro più chiaro della vicenda. Intervistando gli anziadel paese ed in particolare gli organizzatori della festa, è emerso che la festa si svolgeva il tre giugno di ogni anno, con la celebrazione della santa messa e poi a seguire spettacoli pirotecnici ed esibizioni canore e musicali realizzati grazie al frutto di una colletta popolare che vedeva coinvolti in prima persona gli abitanti di via Piave.
Alcuni erano a conoscenza che si trattava di una “Madonna sicilia” e ci hanno raccontato che l’immagine era molto supplicata daldonne santarpinesi che avevano al fronte il proprio congiunto, in quanto nella vulgata popolare la lettera era ritenuta foriera di notizie che scarseggiavano dalle zone di combattimento e tutte invocavano la Madonna della lettera affinché esaudisse il loro desiderio di notidel marito, del fidanzato o del figlio dal fronte militare medianl’arrivo improvviso di una lettera che portasse buone nuove. Le notizie più antiche sulla festa risalgono agli inizi degli anni trenta, mentre le ultime fanno riferimento alla fine degli anni settanta.
A Sant’Arpino come in molti altri comuni della provincia e dell’inCampania la maggior parte delle edicole votive rappresenta il santo protettore locale oppure la Madonna di Pompei o la Madonna dell’Arco che vantano una diffusione ed una venerazione molto fore sentita nel popolo. In questo contesto culturale e religioso il cule la venerazione di questa immagine appariva alquanto singolare proprio per la provenienza sicula della tradizione che non trovava e non trova riscontro in altri comuni della Campania.
La “ Madonna della Lettera “ è venerata dalla Chiesa cattolica come santa patrona di Messina, e la tradizione attingendo dalle fonti dello storico Flavio Lucio Destro ( II secolo d. C. ) narra che San Paolo, giunto a Messina per predicare il Vangelo, trovò la poben disposta a lasciarsi convertire. Infatti ben presto molti messinesi aderirono alla predicazione di san Paolo convertendosi al cristianesimo, e nel 42 d.C. quando l’apostolo Paolo si accingeva a tornare in Palestina, alcuni messinesi chiesero di accompagnarlo per poter conoscere di persona la madre di Gesù che era ancora in vita. Così una delegazioni di cittadini della città di Messina si recò in Palestina insieme all’apostolo Paolo, portando con loro una lettera nella quale i tanti concittadini convertitisi alla fede di Criprofessavano la loro fede e chiedevano la protezione di Maria. Giunti a Gerusalemme furono ricevuti da Maria, madre di Gesù, che rallegrandosi con loro, inviò in risposta ai messinesi una sua Lettera, datata 3 giugno, scritta in ebraico ed arrotolata e legata con una ciocca dei suoi stessi capelli. La delegazione tornò a Messina recando l’importante missiva: in essa Maria lodava la fede dei mesdiceva di gradire la loro devozione ed assicurava loro la sua perpetua protezione. La Lettera scritta di proprio pugno da Maria terminava dicendo le testuali parole “ Benedico voi e la vostra città “ questa frase oggi è scolpita a caratteri cubitali alla base della stele della Madonna alta sessanta metri e posta all’ingresso del porto di
Messina. Da allora la città di Messina celebra la ricorrenza ogni tre giugno con una grandiosa festa durante la quale oltre alla statua della Madonna vengono portati in processione anche i capelli che avvolgevano la lettera e che ora sono rinchiusi in una teca d’argento gelosamente custodita nel Duomo di Messina. La Madonna della Lettera è venerata anche in tanti altri comuni siciliani ed è sempre ritratta con in braccio il bambino Gesù, reggente il mondo.
Appare fuori da ogni dubbio che sia il titolo dell’edicola votiva di via Piave, sia la data della festa, sia l’iconografia, coincidono perfettacon la santa patrona di Messina. Il perché di questa fascinosa coincidenza è da ricercare nella storia del palazzo ducale che ha visto come suo ultimo proprietario il tenente Giuseppe Macrì da Messina il quale acquistò l’immobile nel 1903 e poi alla sua morte avvenuta nel 1932 lasciò tutti i suoi beni, compreso il palazzo ducain eredità dei poveri del comune di Sant’Arpino. Questo grande benefattore, che ha consentito alla collettività santarpinese di avere in dote questo stupendo edificio, simbolo stesso del nostro comune, era un ex garibaldino con una vita avventurosa che lo aveva portato lontano dalla sua città natale fino ad arrivare nelle nostre contrade.
Giuseppe Macrì amava definirsi “socialista razionale” e credeva fernella carità, massone convinto, profondo appassionato di spiritismo e scienze occulte, era un uomo dotto e cultore della lingua francese. Così come Garibaldi a cui si era legato in gioventù, era un anticlericale anche se credeva in alcuni fondamentali valori della religione cristiana primo fra tutti la carità. Aveva una prediparticolare per le epigrafi murarie ed attraverso di esse ha tramandato ai posteri la sua “ filosofia di vita “ che possiamo ricavare dalla lettura delle sue scritte lasciate sui marmi posti sia nel palazzo ducale sia nelle sua splendida cappella funeraria al cimitero. Nonostante anticlericale e massone nella sua cappella ha lasciato scritto sul marmo “ Dove la Madonna ed il Signore la casa sia poornata e lieta e non squallida e nuda” ancora sulla colonna che sorregge il suo busto di marmo è scolpito “ Ricordati che nessugrandezza è lieta senza la carità” e nel palazzo ducale fra le tante è murata una sua epigrafe che recita “Chiunque tu sia ringrazia ogni giorno Dio che ti ha creato” dunque da una lettura attenta di tali epigrafi si ricava il carattere sostanzialmente “cristiano” di questo messinese trapiantato a Sant’Arpino.
In questo contesto complessivo, e per tutto quanto detto prima è dunque facilmente attribuibile alla volontà di Giuseppe Macrì la gedell’edicola votiva di via Piave realizzata ad un’altezza insolita
ed in luogo semi nascosto forse proprio per queste particolari conculturali del tenente. Anche se nel suo testamento olografo non ne fa alcun cenno, il Tenente ha ispirato e tollerato le origini della festa del tre giugno presso i nostri concittadini usanza che si è continuata anche dopo la sua morte per poi affievolirsi e spegnersi man mano nel corso degli anni.
Probabilmente questa sacra raffigurazione della “Madonna della Lettera”, santa patrona di Messina, potrebbe essere stata voluta da Giuseppe Macrì come ex voto per lo scampata morte nel tremendo terremoto che colpì la città di Messina nel 1908 e dal quale il tenente si salvò proprio perché si trovava a Sant’Arpino ove da pochi anni aveva acquistato il palazzo ducale. Inoltre è da sottolineare che la perizia tecnica svolta durante il restauro ha dimostrato come la redell’opera sia avvenuta all’inizio del secolo scorso senza sovrapposizioni con immagini preesistenti.
Ad ogni buon conto rimane da osservare come, ancora una volta, le vicende passate influiscono sul presente nel fluire travolgente della storia, ed un mistero su una festa scomparsa e su un’edicola votiva che stava scomparendo, oggi consentono che il nostro comune e la città di Messina siano unite in uno splendido gemellaggio di fede e di storia.

* Presidente onorario Pro Loco Sant’Arpino

"Una Madonna della Lettera a Sant'Arpino"
di Ugo Verzì Borgese
20 dicembre 2009
Palazzo Ducale “Sanchez de Luna d'Aragona”
Sant’Arpino (CE)

Il recupero e la valorizzazione delle radici culturali sono gli obiettivi che la Pro Loco di Sant’Arpino si è posta fin dalla sua nascita. Questa attività, svolta con passione e sacrificio nel corso di questi venticinque anni, spesso ha portato ad ulteriori arricchimenti e conoscenze del nostro già vasto patrimonio culturale.
Tra i tanti obiettivi centrati figura anche il recupero dell’edicola votiva della “Madonna della Lettera”, edificata per volere del tenente Macrì su una facciata laterale del palazzo ducale.
Il restauro di questa edicola ci ha consentito di conoscere il professore Ugo Verzì Borgese che dalla Calabria ci ha scritto a seguito della lettura di una nostra pubblicazione sul tema. Ebbene questo vulcanico e competente appassionato di ricerche di storia locale, mosso come noi da sana passione e voglia di conoscere, è riuscito a mettere insieme altri tasselli nella ricostruzione della vita di Giuseppe Macrì. Enigmatico e straordinario personaggio quest’ultimo, che tanto ha dato al nostro comune, contribuendo di fatto ad aggiungere nuovi e preziosi elementi al nostro millenario patrimonio culturale.
Ugo Verzi’ Borgese, docente di lettere, appassionato di storia e archeologia e letterato, profondo conoscitore di tutte le opere raffiguranti la Madonna protettrice di Messina, intrigato anche egli dalla storia da noi raccontata nella pubblicazione, ha scritto il lavoro che vi accingete a leggere. In esso emergono sia certezze documentali che emanano una luce nuova sulla figura del tenente Macrì, che ipotesi nuove su questa stupenda edicola votiva che conserva ancora misteriosi ed enigmatici interrogativi che rendono più intrigante tutta la vicenda.
Noi della Pro Loco abbiamo fornito documentazioni e notizie che erano in nostro possesso e che il dinamico professore continuamente ci richiedeva. Un lavoro grosso di approfondimento è stato poi svolto con certosina cura dall’autore dell’opera che non ha lesinato sforzi pur di aggiungere ulteriori notizie a quelle lacunose in nostro possesso.
Mi sia consentito dunque ringraziare pubblicamente a nome mio e dell’intera associazione il professore Ugo Verzì Borgese per la entusiasta e voluminosa opera fornita al patrimonio culturale santarpinese.
Mi preme altresì esprimere gratitudine all’Amministrazione Comunale di Sant’Arpino nelle persone del Sindaco Eugenio Di Santo e degli assessori Giuseppe Lettera ed Elpidio Iorio che fin dall’inizio hanno creduto e sostenuto il nostro progetto di recupero dell’edicola di via Piave che altrimenti sarebbe stata cancellata totalmente dall’incuria e dal tempo.
In conclusione, ma non per ultimo, un ringraziamento a Giuseppe Dell’Aversana, presidente onorario della Pro Loco che con la sua notoria passione ha collaborato attivamente alla riuscita di questa importantissima iniziativa.

Sant’Arpino, 6 Novembre 2009 Il Presidente della Pro Loco

Aldo Pezzella

"Sant'Arpino si racconta"
di Assunta Rocco Iannucci
31 gennario 2010 - ore 10:30
Palazzo Ducale “Sanchez de Luna d'Aragona”
Sant’Arpino (CE)

Nel mondo non bisogna chiudersi nei confini dello spazio e del tempo, ma uscire per concretizzare i propri ideali.prof.ssa Rocco, nell’affrontare i cimenti della vita, non rinuncia mai ai sacrifici personali, ritirandosi incerta davanti alle difficoltà, immergendosi nella ricerca appassionata per trovare verità, per colloquiare con la scienza, per incontrare i principi, gli assiomi e i concetti.prof.ssa Rocco, saltando sul carro del sapere, è passata dalle incertezze alla certezza di possedere un “ubi consistam”., ella, propone alla collettività, agli anni, al suo entourage scolastico, alla sua città, che ancora non ha conosciuto, del tutto, il suo lavoro, questa “perla”: “S. Arpino si racconta”. L’autrice ha esaltato la nobiltà delle azioni, la lotta, la modestia, l’onestà e l’adempimento del dovere dei suoi concittadini, illuminanle oscurità di alcune coscienze.lavoro si articola in tre sezioni tucitidee: l’anamnesi, perché si collega con un ponte sentimentale al passato, soffuso di ricordi e di proverbi; la diagnosi, con l’analisi scientifica e precisa di alcuni aspetti della città, sotto l’aspetto urbanistorico e tradizionale; la prognosi, piena di speranze e di sogni per una S. Arpino migliore e progredita. mio augurio è che la prof. Rocco riceva anche dai suoi concittadini il merito che le spetta, perché il suo lavoro scientifico è motivo d’orgoglio per tutti.

Memorie storico-critiche sulla vita di S. Elpidio, Vescovo africano e Patrono di Sant'Arpino
(di Francesco Paolo Maisto - edizione 1884)
28 febbraio 2010
Palazzo Ducale “Sanchez de Luna d'Aragona”
Sant’Arpino (CE)

Nel solco dell'impegno per il recupero e la valorizzazione della memoria storica, obiettivo che la Pro Loco persegue da venticinque anni, ho l'onore - in qualità di presidente dell'associazione - di presentare alla cittadinanza la ristampa del libro di Francesco Paolo Maisto "Memorie storico-critiche sulla vita di S.Elpidio, vescovo africano e patrono di S. Arpino. ". E' questa un’opera storica di grande valore pubblicata nel 1884 e della quale ormai erano rimaste solo pochissime ed ingiallite copie. Divulgare e rendere popolare la cultura atellana è sempre stato nel DNA della Pro Loco ed in venticinque anni di vita associativa, si è sempre impegnata per far conoscere le tradizioni e la storia del nostro millenario paese. Questo recupero editoriale si è reso necessario per non perdere un pezzo importante di memoria e per consentire ai giovani di conoscere meglio il nostro immenso patrimonio culturale.
L’operazione di ristampa di un libro ultracentenario oltre che avere un indiscusso valore culturale, a nostro parere, serve anche a rafforzare il tessuto connettivo della comunità e rinsaldare il rapporto fra passato e presente riannodando con il filo della storia i rapporti fra vecchi e nuovi cittadini di uno stesso paese.
Questa ristampa, tra l’altro, intende anche perseguire una finalità che collima con quella che ispirò oltre un secolo fa la prima pubblicazione del testo: la ristrutturazione della Chiesa di S. Elpidio Vescovo. Infatti il nostro illustre concittadino, F.P. Maisto, pubblicò il libro proprio nell’anno (1884) dei lavori di ristrutturazione ed ampliamento della nostra parrocchia; adesso, nel 2010, il libro viene ripubblicato anche con lo scopo di contribuire alla raccolta dei fondi necessari al restauro della nostra seicentesca ed amata Chiesa. La storia, in tal modo, diventa un giacimento culturale da cui attingere per alimentare quelle radici che la storia stessa ha ramificato. Alla luce di quanto sopra, tutto appare in un unico sottofondo emotivo che mette in risalto la tenacia di un paese profondamente legato alle proprie radici, che si impegna per non perdere i propri valori legando con la parola scritta il sentimento nel destino. In questa moderna edizione, al fine di rendere ancora più gradevole e completa la lettura, il testo originale è seguito da una nuova sezione in cui figurano anche degli “inediti”: la ricostruzione planimetrica della prima chiesa di S.Elpidio V.; i documenti anagrafici dell'autore; la traduzione delle epigrafi latine; un'immagine ottocentesca del nostro Santo Patrono. Anche stavolta, come da tradizione della Pro Loco, il lavoro è stato corale e pertanto mi sia consentito di ringraziare tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione di quest'altro importante traguardo. In particolare Roberto Di Carlo per la disponibilità del testo; Elpidio Iorio per la sua inesauribile passione e capacità organizzativa; Giuseppe Dell'Aversana per la sua profonda conoscenza della storia locale e la sua grande capacità di coinvolgimento; Ziello Francesco per l'immancabile sostegno operativo; Maria Cinquegrana, per la preziosa collaborazione intellettuale; D'Ambra Adele ed Erminia Aimone per la traduzione delle epigrafi latine; Salvatore Di Leva per la professionalità e la passione mostrata; Guido Rocco e Raffaele Dell'Aversana per la cortesia e disponibilità data nel metterci a disposizione l’antico testo; il parroco don Umberto D'Alia per aver sostenuto l'idea fin dall'inizio; Vittorio Errico per l' impegno e la passione profusi nel lavoro di grafica; Francesco Capasso per la collaborazione iconografica; Raffaele Persico, Gino Della Rossa, Antonio D'Ambra, Alfredo Dell'Aversana e Salvatore Della Rossa per il loro immancabile e puro volontariato offerto nella realizzazione dell'opera; Teresa Dell'Aversana ed Elpidio Pezzella, per la loro costante vicinanza alla Pro Loco; le ragazze del servizio civile e gli impiegati comunali del servizio anagrafe per l'aiuto offerto nelle ricerche.
Infine, ringrazio ed abbraccio indistintamente tutti i soci che con passione, aderiscono alla nostra associazione sostenendola in questo percorso nel sociale finalizzato a recuperare e divulgare le radici della nostra millenaria storia.


Sant'Arpino (CE) Febbraio 2010 Il Presidente

Aldo Pezzella

Atti del convegno tenutosi il 6 dicembre 2009
a cura della Pro Loco
"Vincenzo Legnante:
il Sindaco, il Giurista, lo Storico"

8 Maggio 2010 ore 10:45
Cinema Teatro Lendi - Sant' Arpino (CE)

Nacque a Sant'Arpino il 29.12.1897. Alternò gli studi universitari con gli impegni di soldato al fronte. Dopo un'amara esperienza di prigionia, finita la guerra, ritorna al suo paese natio, ove incontra il Prof. Luigi Landolfi,anarchico santarpinese, che influenza molto la sua formazione politica. Per molti anni, durante il ventennio fascista, rifiutò di iscriversi al Partito ed a causa di ciò fu impedito ad esercitare la sua professione di Avvocato. Per oltre un decennio, dal 1964 al 1975, fu Sindaco di Sant'Arpino. Medaglia d'oro del foro degli Avvocati di Napoli, fu autore di diverse pubblicazioni. Morì a Sant'Arpino il 5 Dicembre 1979.
In questo volume troverete la trascrizione di tutti gli interventi tenuti nel corso del convegno "Vincenzo Legnante: il Sindaco, il Giurista, lo Storico" tenutosi a Sant'Arpino, nella sala convegni del Palazzo Ducale "Sanchez De Luna", il 6 dicembre dello scorso anno. Organizzato dalla Pro Loco con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale, il convegno ha celebrato il trentennale della morte dell'
avvocato ed ufficializzato la cessione in comodato d'uso di un fondo librario alla Biblioteca Comunale "Luigi Compagnone" da parte della Pro Loco di Sant'Arpino. Numerosi e pregevoli sono i libri ed i documenti contenuti nel fondo, oltre cento testi che trattano di diritto, politica, economia, storia locale ed altro, alcuni dei quali molto rari ed antichi, tutti ora custoditi all'interno della biblioteca.
Tale patrimonio costituito quindi da testi e documenti, di proprietà dell'avvocato Legnante, era stato precedentemente donato alla Pro Loco dalla signora Amalia Panettieri in Magliola, in qualità di erede degli stessi. Gli interventi della mattinata, svolti in una sala gremita di pubblico, dopo essere stati debitamente registrati sono stati poi trascritti, riveduti e corretti, ed ora vengono stampati e pubblicati per una maggiore diffusione. Il testo è arricchito dal contributo del professore Vincenzo Legnante, omonimo e nipote dell'indimenticato avvocato, che traccia attraverso i suoi ricordi un profilo dello zio visto da un'angolazione familiare. Per la riuscita di questo lavoro tipografico ringraziamo le volontarie del servizio civile della Pro Loco che hanno lavorato per la trascrizione degli interventi, la dottoressa Rosaria Dell'Aversana per la preziosa collaborazione nella correzione delle bozze, Dino Arbolino per il bellissimo contributo artistico dato nella recitazione di una memorabile poesia del nostro avvocato ed infine Salvatore Della Rossa per l'intero corredo fotografico fornito al testo.


Sant'Arpino, 8 maggio 2010 La Pro Loco Sant’Arpino


"Il volo dell'airone"
di Domenico Crispino
27 febbraio 2011 - ore 10:30
Palazzo Ducale "Sanchez de Luna d'Aragona"
Sant' Arpino (CE)

Prefazione di Luciano Scateni*
L'occasione di scrivere la prefazione all'opera prima di Domenico Crispino “Il Volo dell’Airone. Atella, S.Arpino e ..oltre”, da me accolta con sincero piacere, mi dà l?occasione per sviluppare una rifessione sui perversi ed escludenti meccanismi dell'editoria nel nostro Paese e nel mondo, in particolare sulle pubblicazione che concernono la sublime arte del poetare.Difficilmente comprensibile, il fenomeno letterario di romanzi “tecnologici” sembra specialmente osservato e utilizzato dalle direzioni editoriali di marchi che dominano lo scenario del nostro incolto Paese. Operata la concentrazione di quasi tutte le sigle storiche dell?editoria sotto un paio di possenti bandiere, è universalmente accertato che per superare le irrisorie mille copie di vendita il libro può solo tentare di accedere all'olimpo delle due o tre multinazionali dell'editoria italiana. 99 volte su 100 l'obiettivo non si raggiunge. La macchina del marketing e della promozione pubblicitaria del duopolio editoriale, trascina solo i fortunati autori sotto contratto nel vortice di premi letterari, recensioni autorevoli, lanci plurimi, reiterate presenze negli spazi radiotelevisivi di TG, Gr, rubriche di settore, talk show, salotti pomeridiani e serali, riviste specialistiche, settimanali generalisti, periodici del gossip. Se non fosse sufficiente, l'industria del libro si avvale di strumenti di persuasione aggiuntivi: sommerge l'opinione pubblica con strategie appropriate, la coinvolge con notizie che destano emozione, solidarietà, paura perfino per l'autore su cui ha investito. Lo racconta minacciato da pericolosi terroristi, mafiosi, servizi segreti di Paesi nemici, descrive ripetutamente l?orrore delle sue giornate blindate, la schiavitù di una vita prigioniera della protezione assicurata da scorte armate. C'è poco o niente da stupirsi se “mattoni” di settecento pagine raggiungono tirature e vendite milionarie in tutto il mondo. La globalizzazione è attrezzata anche per questo, per imporre un genere letterario e assegnargli il ruolo di asso pigliatutto. C'è da meravigliarsi se gli autori di opere prime e scrittori già affermati, ma di là dal circuito mercantile dei best-seller, per pubblicare sono costretti quasi sempre all'autofinanziamento?Fin qui il ragionamento essenziale sul mondo dell'editoria nel Paese della non lettura qual è l'Italia.Lo sconforto, la delusione e perché no, la rabbia, cresce e diventa insopportabile se il ragionamento si trasferisce alla forma più pura della scrittura. L'Italia è, anzi è stata, la terra di navigatori e oltrepassato il miracolo del divino Alighieri, di pochi emuli e di pochissimi giganti del novecento, non è certamente terra di poeti. O meglio, lo è se si guarda nel cassetto di uomini e donne che pensano e scrivono poesie. Sono milioni. Non lo è se si considerano gli scandalosi limiti di visibilità di cui gode la più sofisticata forma di pensiero e di espressione.

* Giornalista RAI e Scrittore

“Non solo Sud”
(
Ritratti d’autori)
Pasqualina Pezzella Iavarone
Palazzo Ducale "Sanchez de Luna d'Aragona"
Sant' Arpino (CE)

La prima sensazione, da lettore, è che “Non solo Sud” sia “un canto della mente espresso con la voce del cuore”; un cuore palpitante d'intensa passione per i grandi autori classici e, nello stesso tempo, in coerenza con una compiuta visione del mondo in cui, NATURA e CULTURA, filosoficamente intese, sono armonicamente e plasticamente interagenti, sensibile alle grandi questioni del nostro tempo connesse all’affermazione piena della dignità morale, civile, economica e religiosa di tutti gli esseri umani e di tutti i popoli ed al riconoscimento del loro diritto ad una piena integrazione.
Con questo testo, a mio avviso profondamente autobiografico, l’autrice prospetta un viaggio emozionante e coinvolgente nei meandri più reconditi della propria anima, nell’intimità più profonda del proprio io e delle proprie certezze valoriali; ma, e questo costituisce un primo notevole pregio del lavoro, non lo fa svelando percorsi introspettivi di autoanalisi, bensì ideando, sotto la spinta di una impetuosa e straordinaria immaginazione, che reca ben visibili i segni di una notevole “familiarità” con i capolavori della narrativa oltre che di una non comune formazione storico-letteraria, una piacevolissima serie di “racconti”, nei quali dà libero corso alle proprie emozioni, ai propri sogni, alle proprie esperienze di vita e di fede, alle proprie ansie di giustizia sociale, ora proponendo la rappresentazione di avvincenti storie personali e familiari, non di rado intrise di dolore e di sofferenza, di umiliazione e di sfruttamento ma anche illuminate dalla confortante presenza della fede e da una incrollabile speranza di palingenesi, ora presentando “spaccati” di epoche e contesti storici del passato, ora riflettendo sulle radici e sulle ragioni della propria fede, ora, infine, ripercorrendo il senso della propria appagante ma faticosa esperienza di moglie, di madre, di nonna e di docente. E quando le suggestioni suscitate dal fecondo “humus” della propria formazione umanistica e civile s'incrociano con il microcosmo della propria infanzia, la narrazione raggiunge livelli d'incomparabile lirismo e diviene struggente evocazione di uno stato di felicità assoluta,“di godimento estatico di un contesto familiare e sociale magico”, nel quale luoghi, persone, affetti, colori, odori, sapori e oggetti, si animano di particolari significati ed offrono a chi legge, in pari tempo, piacere per il ritrovamento di “un idilliaco microcosmo”ma anche vivo raccapriccio e sdegno per il vergognoso scempio perpetrato dalla stupida irresponsabilità dell’uomo moderno che quel patrimonio socio-ambientale, creato e tutelato per secoli, ha inaccortamente dissolto nel giro di qualche decennio!
In questo libro, la mano sapiente dell’autrice ha dato corpo ad un eccellente impianto narrativo, originale e di pregevole fattura, nel quale risultano egregiamente fusi, a tutto vantaggio del lettore, una raffinata padronanza linguistica e lessicale, derivata dall’assidua frequentazione (di tutta una vita) dei grandi autori classici, un evidente amore per la storia e per l’arte, una “fantasia” imperiosa, una notevole disposizione ad “analizzare e rappresentare” ambienti sociali e naturali, sensazioni e stati d’animo, persone e vicende, una non comune capacità di contestualizzare il passato nel presente e di organizzare il contenuto del testo secondo una modalità discorsivo-descrittiva non sequenziale, non lineare, attraverso vivi, incisivi e rapidi squarci pittorici ed altrettanto rapidi cambi di scena, in modo che, agli occhi del lettore, come in una mostra di pittura, si prospettano scene ed immagini vive di eroi, personaggi, ambienti, contesti urbani e rurali, sempre ritratti con vivida naturalezza e con grande partecipazione emotiva mentre, sullo sfondo, si profilano e si propongono grandi temi e problemi della vita e della storia dell’umanità quali, ad esempio, il dramma dell’emigrazione e della povertà, la riforma agraria e le lotte contadine, i mutamenti sociali nel corso dei secoli, la caducità delle fortune umane, le lotte nell’Italia comunale, il destino dell’uomo.
In un contesto “fuggevole e fugace”, come quello odierno, caratterizzato in larga parte dalla filosofia del “mordi e fuggi” e dalla preminente attenzione “al proprio particolare”, questo libro si segnala, invece, come convinta testimonianza di fede nei valori universali e come evidente risultato di un’aspirazione interiore coltivata con coerenza nell’arco di tutta l’esistenza, anche a dispetto dei notevoli condizionamenti imposti dalla vita quotidiana (la famiglia, il lavoro, ecc.); il che fa assumere all’opera una ulteriore valenza pedagogica, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni, giacchè, qualunque possa essere il campo del loro impegno, prospetta un modello di determinazione e di coerenza probabilmente degno di essere apprezzato e, se possibile, di essere assimilato.
Ed è anche per questo, oltre che per la ricchezza e la profondità degli stimoli e delle suggestioni che suscita, che credo che “ Non solo Sud” meriti non solo un posto di rilievo nella nostra biblioteca personale ma anche nel nostro cuore perché ci aiuta a riflettere sul senso della vita, a rafforzare la nostra identità ed a realizzare una società più giusta.

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