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Pinacoteca > Le Mostre
Il punto di orientamento di questa iniziativa espositiva che viene presentata nelle sale della Pinacoteca Comunale di Arte Contemporanea di Sant’Arpino ‘Massimo Stanzione’ ospitata nella prestigiosa cornice dell’antico Palazzo Sanchez De Luna d’Aragona va individuato nella attività di ricerca che ci ha visto impegnati nella produzione di una lunga indagine storico-critica culminata nella produzione dei due volumi dell’opera Fra Tradizione e Innovazione – Artisti da non dimenticare che abbiamo pubblicato tra 2009 e 2011 grazie alla spiccata sensibilità culturale dell’Associazione “Napoli Nostra”.
All’interno di tale opera viene tracciato un riesame della situazione complessiva dell’arte italiana del Novecento ispirato da un criterio informatore molto preciso e, per certi aspetti, inedito, che consiste nel suggerire una rilettura critica di molti artisti immeritatamente lasciati nell’ombra, pur essendo la loro opera particolarmente degna della migliore attenzione.
Comprendiamo molto bene quante ragioni logiche e storiche determinano molto spesso l’appannamento della memoria e non va fatto addebito agli storici d’essere stati distratti o superficiali, poiché, molto spesso, l’esiguità degli spazi, la limitatezza delle opportunità e mill’altre sacrosante ragioni impongono di lasciar cadere un velo d’oblio anche su personalità che sicuramente meriterebbero altri destini di considerazione storiografica.
In qualche misura – ed anche noi, certamente, colpevoli di qualche peccato di dimenticanza o di disinformazione – abbiamo, però, tentato di porre un argine ed un riparo alla damnatio memoriae e l’occasione offertaci da “Napoli Nostra” non poteva risultare che di particolare opportunità, consentendoci di gettare un cono di luce su tante personalità di artisti che hanno ben meritato.
Non solo al passato, però, volevamo che si dirigesse il nostro sguardo, ma anche al presente, ad un presente che allinea nella compagine dei creativi moltissime personalità di artisti di assoluto spessore, non tutte, spesso, opportunamente rilevate nella preziosità del proprio contributo testimoniale.
Ed abbiamo pensato, perciò, d’intesa con “Napoli Nostra”, che, accanto ai nomi di trapassati maestri, potessero ben iscriversi anche quelli di figure a noi più vicine nell’ordine del tempo.
Ci siamo soffermati, pertanto, a tentare di fornire uno spaccato eslege della prospettiva creativa italiana dell’intero secolo del Novecento, individuando un filo conduttore che facesse non solo da canovaccio, ma da ragione fondante dello stare insieme di tante personalità che costruiscono il profilo dell’ ‘altra’ faccia della storia dell’arte italiana del Novecento.
Una faccia operosa ed onesta, vorremmo dire: l’insieme di un tessuto connettivo animato e ispirato da uno straordinario amore per l’arte e da un instancabile impegno di ricerca.
A questa produttività artistica, che si sostanzia di un patrimonio creativo di assoluto spessore abbiamo inteso dare visibilità e consistenza documentaria, procedendo ad individuare innanzitutto una linea di metodo che potesse dar ragione dello sviluppo di quest’ ‘altra’ linea di lettura dell’arte italiana nel secolo del Novecento.
Dai primordi delle eredità ‘veriste’ ottocentesche, passando attraverso le istanze simboliste ed immergendosi nelle ansie di rinnovamento della Secessione, abbiamo cercato di documentare il processo di affermazione della nuova ed incalzante temperie ‘novecentista’ scorgendone già i prodromi nella linea di ‘Valori Plastici’, ma anche nella attività creativa generosamente messa in campo da parte di molti coraggiosi e solitari sperimentatori.
Il tema delle Avanguardie, la disamina dei rapporti tra arte e potere soprattutto durante il periodo del ventennio fascista sono stati altri temi che hanno guidato la nostra azione di ricerca, anche al fine di mettere in evidenza il ruolo di personalità e figure varie del mondo delle arti figurative che di tale temperie – al di là delle appartenenze e delle condivisioni politiche – sono state protagoniste sia attraverso il riconoscimento attribuito loro dalle note del successo, sia attraverso un’operosità silenziosa ma non per questo non fertile.
Abbiamo dato spazio anche al periodo della transizione tra prima e seconda metà del secolo, ai decenni, in particolare, degli anni Quaranta e Cinquanta, provvedendo a mettere in evidenza il ruolo giocato dalle arti figurative nel contesto del rinnovamento e della trasformazione del paese.
Giungiamo, in tal modo, agli anni più vicini a noi: alla stagione delle nuove ricerche negli anni Sessanta e Settanta promosse non soltanto sull’onda dei nuovi contatti internazionali, ma anche sulla scorta di una riscoperta orgogliosa di una libertà creativa cui hanno saputo dare animazione e spessore gruppi ed individualità di tutte le regioni d’Italia.
Dagli anni Ottanta, fino ad oggi, le nuove prospettive di una rimeditazione creativa, spesso rivisitata nel segno dell’abbassamento della soglia contenutistica, hanno determinato una germinazione ricchissima di accenti e di formulazioni propositive, all’interno delle quali è stato arduo individuare quelle voci che potessero essere specchio d’un’epoca, riflettendo, così, nell’impegno della propria attività di ricerca, la realtà del momento storico attraversato.
Di queste personalità, in particolare, cui, peraltro, nei volumi di cui qui discutiamo abbiamo dato significativo rilievo analitico, d’intesa con l’Associazione “Napoli Nostra” abbiamo immaginato che si potesse offrire anche una campionatura espositiva, non limitando, in tal modo, alla sola disamina critica la prospettiva di doverosa restituzione storiografica.
Abbiamo, perciò, suggerito che proprio la Pinacoteca ‘Massimo Stanzione’ potesse essere il luogo prescelto per tale avvenimento culturale e non solo perché siamo onorati di dirigerne l’orientamento e l’indirizzo delle attività espositive e di ricerca scientifica, ma soprattutto perché la vocazione precipua della Pinacoteca è intensamente ispirata ad una azione di intervento non omologato sull’esistente, ma aperto con grande libertà di prospettiva alla sperimentazione di proposte culturali che siano capaci di introdurre elementi effettivamente di novità al di là delle mode ed al di là degli accomodamenti.
Il territorio regionale, l’area atellana, i movimenti storici del Novecento, la produzione delle donne-artiste sono questi alcuni dei temi non omologati cui si è volta l’attenzione dell’attività d’istituto della Pinacoteca, nel corso di questi ultimi anni, sia sul piano espositivo che su quello della ricerca scientifica.
Questa mostra, che vede ora la luce – in cui artisti contemporanei già fatti da noi oggetto di approfondimento di studio negli anni precedenti sono presentati in una esposizione che trova il suo fondamento nei due volumi della nostra opera Fra tradizione e Innovazione – auspicheremmo che possa essere anche un additamento d’ordine metodologico che consenta un riorientamento critico ed una riformulazione di metri di giudizio e di valutazione.
Nel dare il benvenuto, pertanto, nelle sale di Palazzo Sanchez De Luna d’Aragona agli artisti che sono stati opportunamente prescelti da Gennaro Corduas, presidente di “Napoli Nostra” e che ben rappresentano le linee-guida di questa prospettiva di attenzione documentativa che tutti ci ispira, vorremmo mettere in rilievo, facendocene doverosamente interpreti, l’attenzione premurosa della Amministrazione Comunale nelle persone, in particolare, del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura, per le iniziative della Pinacoteca e per la promozione del linguaggio delle arti figurative con una proiezione lungimirante ben più ampia dello stretto pomerio cittadino.
Ed una sottolineatura vorremmo riservare anche alla azione della Pro Loco per il sostegno che fornisce nel consentire, grazie al proprio impegno disinteressato e volontariale, la vita quotidiana e lo svolgimento dell’attività d’istituto della nostra Pinacoteca.
Rosario Pinto
Direttore Artistico
della Pinacoteca Comunale di Arte Contemporanea di Sant’Arpino





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