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Pinacoteca > Le Mostre
Ancora una volta la Pinacoteca “Massimo Stanzione” s’inserisce con autorevolezza e contenuti pregnanti nel dibattito artistico nazionale e internazionale.
Non tradendo neanche per un attimo i suoi principi costitutivi, di volta in volta, la nostra istituzione culturale mette sotto la lente d’ingrandimento filoni artistici e figure di pittori ponendone spesso in risalto angolazioni inconsuete.
Ci interessano ma non ci bastano le rassegne pittoriche fini a se stesse. Ci stimola e ci intriga molto di più la ricerca e la capacità di aprire nuove prospettive di riflessione su tematiche che hanno avuto un ruolo per nulla marginale nell’arte contemporanea.
In ciò ci conforta la consapevolezza che molto spesso la provincia gioca un ruolo non trascurabile nella formazione di un talento nazionale.
“Perché in arte, come nel pensiero logico, il centro è sempre spostato alla periferia”, soleva dire il nostro conterraneo Luigi Compagnone, che poi aggiungeva: “La provincia è nel sangue stesso dell’arte e del pensiero logico. Si, l’arte è, per natura, provinciale, perché è ingenua, estranea, stupita e invidiosa”.
E da questi territori che, ci piace pensare, nascano parole che si incamminano per viottoli e sentieri per diventare la coscienza critica e poetica del mondo. Consapevolezze che ci incitano a proseguire con inalterato entusiasmo nel nostro lavoro, che, anno dopo anno, “codifica” contributi inediti di particolare interesse. Ora, complice anche il 50esimo anniversario di pubblicazione del ‘Manifeste de Naples’, è la volta del Nuclearismo. Questo volume testimonia – senza ulteriori commenti – il notevole lavoro di ricerca e indagine condotto su questa grande corrente artistica.
Con il rigore scientifico che da sempre caratterizza la sua azione, Rosario Pinto, nella sua qualità di direttore della Pinacoteca “Massimo Stanzione” in questa opera propone un importante e per certi versi innovativo contributo critico e storiografo, per un’attenta comprensione della stagione del Nuclearismo in Italia.
Uno sforzo che – è giusto sottolineare – è reso possibile dalla particolare sensibilità dell’Amministrazione Comunale che non lesina energie per sostenere le attività della nostra Pinacoteca.
Un volume reso ancor più prestigioso dalla collaborazione avviata con l’Editore Loffredo di Napoli, che concorrerà, peraltro, a propagare, con sempre maggiore capillarità, il nostro generoso e umile contributo. Concepito e partorito in una periferia da dove poi incamminarsi per sentieri senza approdi….
Aldo Pezzella (Presidente Pro Loco)
Da tempo avvertivamo l’esigenza di riconsiderare alcuni aspetti critici e storiografici relativi ad una stagione particolare ed importante dell’arte contemporanea, quella ‘nucleare’.
L’occasione, quest’anno del 2009, poteva essere quella giusta, ricorrendola scadenza di cinquant’anni dal ‘Manifeste de Naples’ che fu un documento che può essere ritenuto l’estremo lembo, in ordine temporale, di una coscienza ‘nucleare’ che aveva saputo dar vita a processi produttivi svolti all’interno di un contesto aggregativo che aveva abbracciato l’intero paese, avendo per fulcro l’asse Napoli-Milano.
Motivi di riflessione si sono addensati nel corso di cinquant’anni alimentati non solo dal ripensamento critico, ma anche dal fatto che una prativa creativa, che forse potremmo definire ‘nuclearista’, non s’è mai del tutto annichilita, trovando, anzi, proprio nei tempi a noi più vicini, una confortante reviviscenza.
Non vogliamo anticipare qui temi che sono trattati nei vari capitoli del volume, come quelli, ad esempio, della preterintenzionalità produttiva del risultato finale dell’opera o della libertà diffusiva del colore lasciato scorrere o gocciolare secondo modalità irrituali, né vogliamo anticipare alcune deduzioni critichi in ordine ad una riconsiderazione del rilievo e della natura dei contributi forniti dagli artisti nei vari contesti produttivi, ma quello che vogliamo senz’altro già sottolineare è la peculiarità ‘nucleare’, della quale additiamo l’irriducibilità a ‘variazione sul tema’ all’interno della grande area dell’”Informale”.
Ciò che giova ricordare, in aggiunta, è che le vicende del ‘nucleare’ italiano si iscrivono nel panorama di una produzione internazionale che-con variegate sfaccettature – spazia dalle declinazioni di ‘CoBrA’ all’ ‘Action Painting’ americana, prolungandosi fin dentro le logiche dell’ ‘Internazionale situazionista’.
Abbiamo cercato di riflettere su queste cose, muovendo, peraltro, da un principio, che nulla nasce dal nulla e nulla finisce nel nulla. Ciò ha imposto che cercassimo di individuare antecedenti e precursori, così come continuatori o epigoni della stagione aurea ‘nucleare’ degli anni Cinquanta.
Ci sembra di poter dire che questi nostri sforzi di ricerca sono stati premiati da successo e proviamo, pertanto, a suggerire, di alcune figure d’artisti che avevano operato negli anni Trenta e Quaranta (qualcuno anche un po’ prima), una lettura della produzione in chiave anticipativa e prolettica.
Allo stesso modo, abbiamo provato ad individuare, nella selva dei decenni successivi agli anni Cinquanta, il permanere di ragioni d’ascendenza ‘nucleare’, identificandole, ad esempio, nell’esigenza di una creatività segnata da tensioni d’automatismo esecutivo o anche nell’esigenza di affermare una ragione di preterintenzionalità di progetto.
Ci hanno aiutato, nella nostra ricerca, l’esperienza degli studi, il sostegno dell’orientamento bibliografico, ma anche la ricerca sul campo.
Ed abbiamo così alimentato una ‘sana curiosità’ che ci ha convinto di non arretrare di fronte alla possibilità di battere piste inesplorate e ci ha fatto scegliere di seguire un percorso che non andasse alla ricerca dell’originalità ad ogni costo, ma che, al tempo stesso, non lasciasse crescere in noi il timore di sentirci ‘fuori dal coro’.
Né ciò ha mai attenuato in noi il vincolo obbligante alle logiche ferree della prassi storiografica.
Abbiamo ricevuto aiuto e sostegno da artisti, da amatori d’arte, da collezionisti, da colleghi storici e critici. Tutti li ringraziamo.
Ed un pensiero particolare vorremmo, poi, dedicare a quanti ci hanno pazientemente ‘sopportato’, non sottraendosi alle nostre sollecitazioni e richieste di documenti, di notizie, di opinioni.
E qui diciamo di Antonello Leone, Aliosca Alfieri, di Assunta Colucci, di Tony Stefanucci, di Lucio Romagnuolo, di Sergio Dangelo, di Giovanni Ferrenti, di Libero Galdo, di Giovanni Villapiano, di Mario Persico, di Vincenzo De Simone, sicuri di aver dimenticato, forse, proprio chi, per esserci stato particolarmente vicino, ha finito con lo sfuggire a quella ‘lontananza’ prospettica che consente di poter vedere.
Un ringraziamento affettuoso va, inoltre all’Editore Loffredo di Napoli, che ha accettato con assoluta liberalità di fare proprio questo volume, consentendo, in tal modo, all’impegno realizzativo profuso dalla Pinacoteca d’arte contemporanea ‘Massimo Stanzione’, di trovare una sua sponda di visibilità più ampia e diffusa.
Rosario Pinto (Direttore Pinacoteca M. Stanzione)





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