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Giuseppe Macrì: "Tra il sogno e l'oblio. Il mistero e lo spirito..." " Nessuno è lieto senza la carità"

Spettacoli > Commedia Teatrale "La storia del tenente Macrì"





La Pro Loco di Sant’Arpino, grazie alla vicinanza dell’Amministrazione Comunale, nell’ambito del programma di manifestazioni ideate e organizzate in occasione della cerimonia di scoprimento del restauro dell’edicola della Madonna della Lettera, ha commissionato alla Compagnia da Cortile “G. Plazza” la messa in scena di un’opera teatrale che si ispirasse alla complessa e fascinosa figura del Ten. Macrì. Di seguito pubblichiamo il testo dello spettacolo “NESSUNO È LIETO SENZA LA CARITÁ”, con la regia di Dino Arbolino.


Compagnia Teatrale da Cortile
“G. PLAZZA”

Giuseppe Macrì:
“Tra il sogno e l’oblio. Il mistero e lo spirito…”

“NESSUNO È LIETO SENZA LA CARITÁ”

Testo teatrale a cura di DINO ARBOLINO


PERSONAGGI ED INTERPRETI:

LUIGI: LUIGI DI MEO

FRANCESCO: FRANCESCO GRASSIA

GIUSEPPE: GIUSEPPE CAPASSO

ELPIDIO: FRANCESCO D’ERRICO

TEN.G. MACRÍ : DINO ARBOLINO

FILOMENA : ALESSANDRA SPINELLI

REGIA: DINO ARBOLINO


“NESSUNO È LIETO SENZA LA CARITÁ” (Atto unico)

A scena chiusa si sentono voci sovraincise di non chiara identificazione. Voci chesi alternano in tonalità ora più alte ora più basse. D’improvviso rumore fortissimo di un tuono; la scena, buia, verrà squarciata dalla luce intensissima di un lampo che per un istante ne illuminerà il centro. Ivi ci sarà un tavolo attorno al quale sono sedute quattro persone impegnate in una seduta medianica. Passati due minuti circa, si accendono le luci in scena. I quattro mostrano un atteggiamento tipico di chi si trova in una compagnia consueta, quindi alquanto sereno e rilassato. Dopo poco …

SCENA I

FRANCESCO: (Alzandosi e ridendo) Ah ah ah...giagliù, nun pazziamme troppe…

GIUSEPPE: Pecchè, te se mise paure scé?

FRANCESCO: Quale paure? Sulle diche…Nun pazziamme troppe…

GIUSEPPE: Ma vavattenne… Comme si po…(lasciando cadere il discorso)

FRANCESCO: (con lo stesso tono di Giuseppe) Comme si po?....

GIUSEPPE: Niente, comme si po

FRANCESCO: Ma è possibile che tu quante parle nun riesce maie a fernì ‘na frase?

LUIGI: Ma pecchè? Ariuscess accumincià forse?? Chille nun accocchia tre parole…

GIUSEPPE: Ma chi io? Guagliù ma vuje pazziate? Ma ò ssapite che je so laureat… quasi…

FRANCESCO: E comme sarebbe stu quasi..??

GIUSEPPE: (col tono di chi cerca di dare un improbabile spiegazione) Je me steve laureanne, no? E po….

FRANCESCO: (a fargli il verso) ...e po…

LUIGI: (cambiando tono e spostando l’attenzione su ELPIDIO, il quale assorto e in silenzio, dei quattro pare quello rimasto più scosso dalla seduta; quasi ipnotizzato, rapito…) Guagliù, guardate a chille!!!

FRANCESCO E GIUSEPPE: (si avvicinano ad ELPIDIO: all’unisono) Bhu!!!

ELPIDIO: (di soprassalto) Guagliù ma site pazze?! A riseco e me fa Venì na cosa!!

GIUSEPPE: Ma pecchè? Tese mise paura?

FRANCESCO: S’è mise paura? Nooo (ironico)..(scherzandolo) auuu (imit.fantasma) ...Elpidio……..dimmi dove sta la cassaforteeee……..

GIUSEPPE: (con lo stesso tono) Dicci dove tieni nascosta la tua fortuna...si no pooo….

LUIGI: Nientemeno pure o fantasme nun sape parlà??

ELPIDIO: (con tono serioso) ...baste uagliù!! Guagliù nuje lavimme fernì! Ve l’ho già detto tant’ati vvote ...nuje facimme peccate!! La chiesa cattolica è contraria a tutto ciò che non controllabile, gestibile, governato dalla morale cosciente di ogni individuo…(con aria di rimprovero)...nuje c mettimme a ffà ccose!!!

LUIGI: Ma vattenne...nuje pazziamme!!

FRANCESCO: Forse tu...nuje no, ovè Giuse?

GIUSEPPE: (con fare scherzoso ed imitando nuovamente la voce del fantasma) Elpidioooo… smettila di fare il criaturooo…

FRANCESCO: Il criaturo?

GIUSEPPE (tornando in sè) Eh il criaturo….il bambino!

FRANCESCO: (con intenzione) Ah, mo sì…

GIUSEPPE: (riprendendo il tono)… smettila di fare..il...il.bambino fai l’uovo…

FRANCESCO: Fanne duje ca ce facimme o zabaione…

GIUSEPE: E a vuò ferni e mi interrompere, che diamine me so sbagliate…(riprende c.s.) Fai l’uomo, impara a fare l’uomo si no po…

LUIGI E FRANCESCO: (insieme scherzandolo) si no po.. (atmosfera ilare dei tre con Luigi e Francesco che prendno in giro Giuseppe. Di tutt’altro tono l’umore di Elpidio quasi preoccuapato ora)

ELPIDIO: Guagliù, guagliù manc’a vulite fernì...e vi ho pregato … e bast mò... nuje facimme peccate…(scandendo) è pec-ca-to o vulite capì?? È mortale Pure… fosse nu peccatucci..

GIUSEPPE: Ma pecchè? E peccat nu so tutt’uguale??

LUIGI: Che ignoranza!!Ma pecchè, nun saje ch ce sta nu peccate mortale e nu peccat...veniale ??

GIUSEPPE: Venale?

FRANCESCO: ( Con l’aria di chi la sa lunga): E se, venoso…

GIUSEPPE: Venoso?

FRANCESCO: Come no?! Pure arterioso!

GIUSEPPE: (Tra sé, con aria tonta ed ingenua) ò peccate arterioso… (Poi mimando il tono di chi può aver pronunciato una frase di cui non troverà alcuna traccia mnemonica, ovviamente)… “No , non farlo: è peccato arterioso!!”… ( Francesco e Luigi guardano stupiti e divertiti dall’assurdità di tale espressione )

FRANCESCO: Madonne, chiste è propie perse…!

SCENA II

( D’improvviso buio in scena. Si sentirà lo stesso trambusto di suoni dell’apertura… dopo poco luce su Elpidio, ora assorto in uno stato quasi catatonico. Luce soffusa e bianca che si allarga man mano sulla scena. Si vedranno Giuseppe, Luigi e Francesco a capo chino sul tavolo, dormienti. In lontananza si sentiranno voci femminili chiamare “Don Giusè…,” altre maschili in risposta “Qui sono “… “ Fi-lo-me-na”; vestito di bianco comparirà, circondato da un alone di fumo, un uomo alto, distinto, capelli ondulati, baffetti ben curati. È il Tenente Macrì. Alla sua comparsa in scena la luce si aprirà su Elpidio, quasi accecato dalla luce emanata da questa presenza di cui si percepisce una notevole carica spirituale. L’uomo si muove con circospezione fermandosi di tanto in tanto. Rivolto all’unico interlocutore ora rimasto attivamente in scena…)

TENENTE: (Con lieve inflessione dialettale siciliana) Dimmi un pò ragazzo, è da molto che…( con intenzione)

ELPIDIO: (spaventato ) co-cosa?

TENENTE: ( con tono di circostanza e confidenziale) è da molto che fate queste riunioni, queste sedute...

ELPIDIO: No! Cioè … si … lo facciamo perché …

TENENTE: Perché?

ELPIDIO: (Tra sé ed a bassa voce) O sapevo …. Je ce l’’ aveve ditte a chili tre!! Nun venimmo ccà che è peccato. Peccato! Mannaggie…

TENENTE: Ma che dici, picciotto? (Poi con tono deciso) Voce! (Poi tra sé, rimuginando su una sua radicata convinzione) Bravi! Bravi ragazzi! (rivolto ad Elpidio) Sono contento sai? Contento sugno!

ELPIDIO: Beato Voi (con tono ansioso) …

TENENTE: E sai perché contento sono? Perché è stata eseguita una mia volontà! Qualcosa a cui io tenevo tanto. Non è così ragazzo?

ELPIDIO: Se lo dite voi ...

TENENTE: Perché, non sei d’accordo con me?

ELPIDIO: Certo!... Solo non ho capito di cosa parliate …

TENENTE: Ma come … Dell’istituzione di un circolo spiritico, come da me scritto, firmato e controfirmato nel mio deposito testamentario … (Poi con aria più confidenziale immaginando una risposta positiva dal suo interlocutore) E dimmi un po’, dimmi … Il circolo come va? Frequentato è? Ne viene gente? E voi? Chi siete voi? Una loggia? Una congrega?? (con fare incalzante)

ELPIDIO: (Quasi a liberarsi da questo fuoco di fila di domande cui non trova ovviamente risposte) Ma … io veramente non so, non so di cosa stiate parlando! Noi siamo venuti qui così, per scherzo, per passare una serata diversa, per divertirci un po’! Io ho le chiavi del palazzo perché facendo il servizio civile ne ho una copia, ma … (Con tono che mira a giustificarsi) … Mi dovete credere!! Ci dovete scusare, signor … fa … n … ta … sma … Noi volevamo fare una cosa così, per divertirci un po’ … una sciocchezza … una cosa senza importanza … Io poi, figuratevi, non ci credevo neanche un po’!! Queste cose sono cose che non esistono, non possono esistere (Tra sé ed a sé rivolto) … pecchè je sto sunnanne, o sacche nun po’ essere …

TENENTE: (Trasecolando) Che cosa?? Ma … che impazzito sei?? Cose che non esistono, scherzo, ma che dici?? Queste sono cose serie amico mio, serissime … u’ scherzo … te lo faccio vedere io lo scherzo!

ROBERTO: (Spaventato) Ma perché? Che mi volete fare? Si sente nel frattempo una voce femminile che ripete “Don Giosuè, don Giosuè”… l’uomo udendola, si ferma, colpito da un richiamo familiare … )

TENENTE: Filomena! (la voce si affievolisce sino a svanire) … Amico mio, non sono certo cose queste di cui ci si posa a celiare. L’anima, caro amico mio, lo spirito … vive sulla nostra vita, dentro la nostra vita!!! Lo spirito esercita un’influenza in ogni individuo anche quando questi perde la sua dimensione corporea. Le nostre azioni sono s contemperate dalla presenza di entità ataviche che perpetuano il loro insegnamento in un tempo eterno!!

ELPIDIO: Veramente io credo alla Chiesa!! La Chiesa che dice che è peccato turbare le anime dei poveri defunti ! E’ peccato venos … arterio … (confuso) è peccato mortale!!!

TENENTE: Ma che dici? Peccato … Quale peccato …! I peccati altri sono , amico mio, altri sono …

ROBERTO: Quindi voi … voi siete (sempre più confuso) … cioè … non siete …

TENENTE: Sono … nun sogno … (riprendendo la sua filippica) … Fatti ci vogliono, opere di bene, opere di carità … le ingiustizie nel mondo sono tante e … e i poveri tali restano, poco da fare c’è, se non si lotta! Ma il primo passo è aiutarli! (Indicando la testa) Usando questa, caro picciotto, bisogna aiutarli usando questa (C. S.) Adoperandosi affinché tra le classi sociali non vi sia una sperequazione esasperata; quella sperequazione che poi porta il popolo ad insorgere, a ribellarsi!! Perché vi si sente vessato, oppresso, stai sicuro che prima o poi insorge e si ribella! Chi ha, chi possiede, chi ha la fortuna di possedere di più, ha il dovere morale di operare in carità … dare … dare a che ne ha bisogno! E credimi ragazzo, gente che ne ha bisogno ce n’è sempre … sempre …! Vedi, io nella mia vita ho sempre operato con tale convinzione tanto da lasciare i miei beni a che ne aveva bisogno (Fermandosi e cambiando tono) . A proposito: sai qualcosa tu di come sia poi effettivamente disposto dei miei beni … e dovresti ben saperlo! Di me che mi conosci? Sei tu di Sant’Arpino? Sai io cos’ho fatto? Sai che questo palazzo … a proposito: come si chiama il palazzo?

ELPIDIO: Palazzo Ducale Sanchez De Luna.

TENENTE: (Riprende macchinalmente) Palazzo Ducale Sanchez De Luna .. E la piazza innanzi …?

ELPIDIO: Piazza Umberto I

TENENTE: Piazza Umberto I … (Con evidente dispiacere) E toglimi una curiosità … Anzi no … Credo di aver capito come è andata …

SCENA III

( E si sente di nuovo la voce: “Don Giosuè … don Giosuè” … Il tenente si ferma emozionato)

TENENTE: La sento è qui … Filomena qua sono … (C. S. “Don Giosuè .. Don Giosuè) Filomena qua sono!! Dove sei? (Muovendosi con agitazione sulla scena …) Ti sen to! Riesco a sentirti … Filomena … ( Passano pochi secondi in cui il Tenente appare turbato); (Nel frattempo Elpidio, spaventatosi, si è andato a nascondere … Il Tenente non vedendolo, lo chiama …)

TENENTE: Ragazzo, dove sei?? (Gira un po’ per la scena poi lo scorge sotto al tavolo dove ha cercato un po’ goffamente riparo …) Ragazzo qua sei? Pecchè t’annascunnisti? Paura mica avrai?

ELPIDIO: Paura? (Fingendo) … Noooo … E perché?(Ironico) Forse perché mi trovo davanti a voi che siete … che siete …

TENENTE: Che sono … Avanti parla … Sono … Sugno di chi io?

ELPIDIO: Precisamente non lo so … ad occhi e croce mi sembrate un fantasma … senza offesa … (Pronunciando queste ultime parole con atteggiamento quasi di riverenza)

TENENTE: Dunque non sai chi sono … affinché non perisca la memoria dei frutti l’esempio, duri nei posteri la riconoscenza, Macrì Giuseppe, Tenente dei Granatieri Italici, socialista razionale, prediligendo queste contrade benevolendone gli abitanti, nel 1903 acquistò questo palazzo per destinare la rendita ad orfani, a vecchi, a inabili al lavoro, poveri, disponendo in modo che l’opera benefica possa sfidare i secoli insegnando a tutti: Non dimenticare gli infelici! Nessuno è lieto senza la carità!! Nessuno è lieto senza la carità!! Dunque ragazzo, niente ti ricordano queste parole?

ELPIDIO (con imbarazzo): Mi ricordano … queste parole mi ricordano … si … le ho lette … ora ricordo … una lapide … il busto … il Tenente Giuseppe Macrì … la cappella al cimitero … qualcosa … qualcosa ricordo …

TENENTE: Ho capito, ho capito… (con malcelato disappunto)… mah… ragazzo… ascoltami… io via sto andando…

ELPIDIO: Avete altre visite da fare forse?

TENENTE: No, non credo… beh, tempo ancora ce n’è… farò una visitina al camposanto per accertarmi di alcune cose… e mi raccomando, picciotto: “Sti scherzi evitateli a casa mia… vedesti poi che sorprese…? (rimuginando) già … sorprese … amare … S.Arpino… amare…

SCENA IV

( entra una figura di donna completamente ammantata di nero che si proporrà in una danza intorno al tenente. Lo stesso riconosce quella figura evidentemente familiare…)

TENENTE: (con enfasi) … Filomena … sapevo … lo sapevo che eri qui … non potevi non esserci … Filomena … aspettami …. Ora andiamo via insieme … ( Elpidio pare disorientato dalla presenza di queste due figure che trasmettono un’empatica carica spirituale … )

TENENTE: Giovanotto !

ELPIDIO: Dite signor fan-ta-sma … ( temendo di averlo offeso) … cioè … tenente …

TENENTE: Guarda che non mi offendo … giovanotto, noi andiamo via !! Mi raccomando a te e ricorda : nessuno è lieto senza la carità, Capisci ??? ( via per una quinta con la donna …)

ELPIDIO: Certo, figuratevi! Arrived … addio tenente!! Tanti saluti anche a vostra moglie! ( da una quinta …)

TENENTE: non è mia moglie !

ELPIDIO: Vo … vostra sorella … (C.S.) : Non è mia sorella …

ELPIDIO: La vo … la vostra ( Macrì ricompare in scena e con tono perentorio) TENENTE: non è mia moglie ne sorella ne amante : è donna Filomena del tenente!!! ( via con passo deciso ( dopo questa affermazione si sentirà un rumore di tuono seguito da voci inintelligibili … Dopo poco i tre dormienti lentamente si sveglieranno, mentre Elpidio cadrà in un sonno improvviso)

SCENA V

LUIGI: Mamma mia .. m’e parse e ave durmute nu secule !!!

FRANCESCO : Je me so fatte nu suonne strane … na cosa come fosse …

GIUSEPPE: Je m’arricorde sule e certe voci che pareva ca me chiammavene … “ Giusè “ … no aspè … “Don Giusè” , “Don Giusè” … ( i tre scorgono Elpidio che dorme )

SCENA VI

LUIGI: Guagliù : chiste dorme ancore …

GIUSEPPE: Aspè, mo ò sceto je …

FRANCESCO: Aspè, mo ò facimm zumpà … ( preparandosi a svegliarlo di soprassalto i tre circondano Giuseppe. Poi all’unisono … )

LUIGI, FRANCESCO E GIUSEPPE : ( ad alta voce ) Elpidio !!!!

ELPIDIO: ( di soprassalto e spaventato) Nessuno è lieto senza la carità … Nessuno è lieto …. Senza …. La …. Carità….. Nessuno ( via trafelato) è….. Lieto….. Senza….. La carità !!! ( I tre restano attoniti. Cala lentamente il sipario)

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